Storia

Al British museum c’è un bassorilievo assiro che raffigura scene di caccia. E’ difficile dire che quei cani rappresentati di profilo non assomiglino ai moderni Bloodhound. In una piastrella di terracotta datata 1500 b.c. ritrovata vicino Babilonia, è impressa la figura di un altro antenato dei nostri segugi. Il doppio nome, Bloodhound o Chien de S. Hubert, già nasconde una disputa sulle origini della razza: inglese o belga? Se tralasciamo la leggenda secondo la quale un discendente di Enea, Bruto, accusato di parricidio, dopo varie peripezie sbarcò in Inghilterra con una muta di grossi segugi intorno al 1400 a.c. (segugi che sarebbero i predecessori dei moderni Bloodhound), le prime notizie certe si riferiscono a Francois Hubert duca di Guienne che, intorno al 700 d.c allevava una muta di segugi simili ai moderni S. Uberto. Se ne serviva per la caccia al cervo ma fu proprio un cervo che si piantò di fronte a lui, si mostrò con una croce luminosa miracolosamente apparsa tra le sue corna e fu la causa della sua conversione. Da Francois Hubert diventò il monaco Hubert e continuò a allevare i suoi segugi nelle sue Ardenne. Francois Hubert morì nel 726, fu beatificato un secolo dopo, divenne S. Uberto, protettore dei cacciatori; i monaci continuarono a allevare i suoi cani almeno fino alla fine del 1700. La tradizione vuole che Guglielmo il conquistatore importasse in Inghilterra una muta di questi cani dal monastero di S. Uberto nel 1066. Per sette secoli tre coppie di Chien de S. Hubert vennero regalati dai monaci al re di Francia. Da una corrispondenza diplomatica tra Francia e Inghilterra si parla di un dono per Elisabetta I d’Inghilterra: un’altra muta di S. Uberto. Nella stessa corrispondenza si cita il duca d’Essex come possessore di ottocento Bloodhounds. Le due razze, nonostante la quasi assoluta identità, rimasero comunque distinte: Bloodhound quelli nati in Inghilterra e in America, Chien de S. Hubert se provenienti dal Belgio o dalla Francia. Un allevatore vecchio come chi scrive si ricorda il momento della riunificazione della razza che può, dalla seconda metà del secolo scorso, chiamarsi indifferentemente, a prescindere dal paese e dall’allevamento di provenienza, sia nell’uno come nell’altro modo.

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